Tappe dello sviluppo

LE TAPPE DELLO SVILUPPO DEL FANCIULLO E DEL PRE-ADOLESCENTE

Dalla nascita alla maturazione l’organismo è sottoposto a continui processi di accrescimento biologico e di sviluppo psichico. A fasi di crescita in lunghezza (proceritas) si alternano fasi di aumento del peso corporeo (turgor). È come se l’organismo, dopo una fase di costruzione esagerata, si concedesse una pausa per consolidare il proprio operato e poi riprendere la corsa verso una ulteriore fase di maturazione.

I principali fattori che influiscono sullo sviluppo generale sono:

fattori intrinseci:

  • genetici: genitori. sesso. razza
  • neuroendocrini: ghiandole, ipofisi. tiroide, seminali. gonadi, pancreas

fattori estrinseci:

  • ambientali: valori biometrici caratteristici in relazione alle condizioni ambientali
  • socio-economici: ceto sociale. struttura del nucleo familiare
  • alimentari: quantità calorica e protidica giornaliera
  • attività fisica e sportiva: aumento densità e diametro delle ossa. volume e peso dei muscoli, aumento della massa magra.

Una analisi delle caratteristiche e delle esigenze di ogni singola fascia di età ci può aiutare nel proporre una attività motoria sportiva più equilibrata ed efficace.

La suddivisione in fasce di età è ovviamente orientativa, infatti non sempre l’età cronologica (anagrafica) corrisponde a quella biologica (organica).

LE TAPPE

  • IL BAMBINO DI 8 ANNI
  • IL FANCIULLO DAI 9 AGLI 11 ANNI
  • IL PREADOLESCENTE DAI 12 AI 13 ANNI
  • IL GIOCO: UN MOMENTO PSICOPEDAGOGICO FONDAMENTALE

IL BAMBINO DI 8 ANNI

Prosegue il periodo della Piccola Pubertà che, iniziato verso i 6 anni vede la statura aumentare considerevolmente rispetto al peso corporeo mentre i muscoli appaiono quantitativamente scarsi e con poco trofismo. La capacità vitale dei polmoni è scarsa mentre il cuore ha una massa ridotta rispetto a tutto l’organismo. Di conseguenza la risposta allo sforzo fisico avviene aumentando gli atti respiratori e la frequenza cardiaca.

In questo periodo tutto è gioco e fantasia. Il bambino passa dalla fase esplorativa a quella organizzativa e creativa. È intelligente, concreto e riesce a costituire semplici schemi operativi. Desidera essere gratificato nelle sue iniziative. Passa dalla fase egocentrica a quella di socializzazione con il gruppo, all’interno del quale ricerca una propria identità ed autorealizzazione, collaborando attivamente e con entusiasmo.

Il cardine della formazione fisica e psicologica è il gioco in tutte le sue forme: individuale, a coppie, collettivo. Esso favorisce la strutturazione dello “schema corporeo”, ovvero la conoscenza del proprio corpo in tutte le situazioni dinamiche e statiche. La regolamentazione dei giochi deve essere semplice e possibilmente affidata agli stessi bambini.

Vanno evitate delle proposte di attività motoria che prevedono impegni monotoni, ripetuti e prolungati in quanto poco graditi a causa della volitiva psiche del fanciullo.

Al fine di prevenire eventuali atteggiamenti paramorfici è importante tonificare correttamente la muscolatura addominale e dorsale.

IL FANCIULLO DAI 9 AGLI 11 ANNI

Fase della Fanciullezza ove lo scheletro e la muscolatura tendono a consolidarsi anche perché la forte spinta in altezza, specialmente degli arti inferiori, tende a rallentare per dare spazio ad un aumento dei diametri trasversi del tronco.

Le costole si abbassano e di conseguenza aumenta la capacità vitale e l’efficienza generale dell’apparato respiratorio. Anche il cuore assume dimensioni più proporzionate all’intero organismo. Apparato cardiocircolatorio e respiratorio rispondono allo sforzo fisico aumentando il primo la capacità di riempimento delle cavità atrio-ventricolari il secondo l’ampiezza degli atti respiratori.

Questa fase è detta “età della ragione” poiché ad una più concreta intelligenza fa riscontro una maggiore consapevolezza di sé anche in relazione al gruppo. Socializza facilmente con i coetanei e partecipa sempre con molto entusiasmo alle iniziative di gruppo. valutando le proprie e le altrui capacità.

L’accettazione delle regole e la disponibilità alle varie attività motorie e di iniziazione sportiva permettono di poter programmare nel tempo delle norme di allenamento contenente anche elementi tecnici di base propri della disciplina sportiva prescelta.

È evidente che tutto deve essere sempre mediato da una forma di gioco e di rispetto della progressività e gradualità.

Come mezzi di allenamento generale possono essere utilizzati i giochi di squadra ed i circuiti aventi come obbiettivo il miglioramento delle capacità coordinative della rapidità, della resistenza organica generale, del tono muscolare e della mobilità articolare.

IL PREADOLESCENTE DAI 12 AI 13 ANNI

Età detta Prepuberale (per le femmine inizia un anno prima) ove l’organismo torna a crescere notevolmente in altezza ed il preadolescente vede in pochissimo tempo trasformarsi il suo corpo che, a causa del forte incremento in lunghezza degli arti rispetto al busto, spesso assume forme inconsuete. Tutto ciò determina una disarmonia morfocinetica legata essenzialmente alla dismetria tra sviluppo staturale e trofismo muscolare.

L’ossificazione non si è ancora completata, crescono notevolmente le ossa lunghe (arti superiori ed inferiori), mentre le cartilagini articolari sono ancora in via di sviluppo.

Gli apparati cardiocircolatorio e respiratorio tornano ad essere deficitari nella risposta allo sforzo fisico. L’apparato muscolare, pur migliorando nel trofismo generale, non è ancora adattato al notevole sviluppo scheletrico.

È questa l’età tipica ove gli atteggiamenti paramorfici possono presentarsi con frequenza.

Età “difficile” in cui non si è più bambini ma non si è neanche adulti. L’immagine corporea subisce delle continue variazioni con influenze alterne sulla forza muscolare e sulle capacità coordinative che non riescono a trovare punti solidi di riferimento.

L’instabilità funzionale va di pari passo con quella psicologica, per cui è facile assistere a frequenti variazioni di umore, scarsa disponibilità, insofferenza a giudizi sul proprio operato e nei confronti delle regole familiari e sociali.

L’attività motoria e sportiva può essere molto utile sia come valvola di sfogo del naturale “surplus energetico”, sia come formazione ed educazione dell’adulto ormai prossimo. L’attività motoria e sportiva deve essere sempre proposta come partecipazione attiva e giocosa. Tutte le capacita motorie possono essere sviluppate senza pericolo purché si seguano sempre i criteri di progressività, gradualità e simmetria di lavoro muscolare.

IL GIOCO: UN MOMENTO PSICOPEDAGOGICO FONDAMENTALE

L’uomo gioca tutta la vita. Nel fanciullo il gioco assume un ruolo determinante nella formazione globale. Tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che solo il bambino che ha giocato in piena libertà. senza imposizioni o frustrazioni sarà un adulto psicologicamente sano ed equilibrato. Nel gioco il fanciullo proietta e vive le proprie realtà esistenziali senza ansia né angoscia.

Nel gioco si mescolano elementi di emozione e gioia anche in relaai superamento degli ostacoli e delle situazioni che vengono a crearsi. Si realizza la propria personalità smitizzando gli avvenimenti. le cose e le persone per riportare il tutto sotto il proprio controllo emotivo.

Con il termine di gioco possiamo anche comprendere l’attività motoria pre-sportiva e sportiva in quanto comprensiva di regolamentazione e di espressioni ludiche finalizzate, innestate su precedenti vissuti affettivi e cognitivi, in una proizione di nuove esplorazioni e conoscenze.

II gioco si caratterizza per:

  • Contenere elementi di incertezza;
  • Rendere tutti partecipi alla comune attività del gruppo grazie a normative facilmente modificabili su decisione collettiva. Le eventuali difficoltà vengono superate dal singolo insieme a tutti i compagni;
  • Rendere possibile la realizzazione dei propri bisogni psicologici grazie alla possibilità di poter costruire simbolicamente una propria realtà fittizia e di poterla anche modificare.

Il gioco è quindi un mondo fantastico e reale nello stesso tempo. un linguaggio di comunicazione ed apprendimento sociale. Un’ attività biologica primaria utile a mantenere l’ equilibrio neurodinamico grazie alla liberazione del “surplus energetico” tipico dell’ età evolutiva.

Con il gioco si realizzano anche quelle condizioni neuromotorie che, grazie alle molteplici esperienze del bambino, permettono diverse modalità esecutive nella coordinazione, precisione, funzionalità ed efficienza del movimento.

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