Gesto tecnico e non solo

Il primo obiettivo di un’atleta che pratica il canottaggio è quello di non danneggiare la “corsa” della barca con il proprio gesto tecnico. La barca deve “correre” senza che l’atleta imprima forza, con il semplice movimento del corpo ed il normale alternarsi delle fasi di voga, passata e ripresa.

L’armonia che lega i nostri movimenti alla barca è paragonabile a quella che lega un musicista al proprio strumento. Un’artista alla propria opera d’arte. Ecco, il canottaggio è arte, musica, una bellissima poesia che racconta ciò che sente, dove la barca racconta al poeta quello che lui è riuscito a trasmettergli.

La forza e la potenza dell’atleta non servono per far “correre” la barca, servono, una volta che siamo in grado di farla “correre” e scivolare sull’acqua senza disturbarla, a farla andare più o meno veloce.

Quindi se non siamo in grado di “sentire”, se non abbiamo creato la giusta armonia con il nostro strumento “la barca”, se non abbiamo imparato a dare alla barca quello di cui ha bisogno, è inutile aumentare la forza, la barca non “correrà” mai.

La ricerca di queste sensazioni, non è prerogativa esclusiva degli atleti agonisti di alto livello, è fattibile da chiunque abbia il piacere e la voglia di migliorarsi, a qualsiasi età, a qualsiasi livello.

Dunque approfondiamo un po, non esiste una tecnica di voga per i giovani diversa da quella per i vogatori di vertice.

tecnica di voga

È diverso solo l’approccio nei confronti dei vari aspetti: semplice, chiaro e schematico con i giovani, più dettagliato e approfondito nei particolari con i canottieri evoluti.

Sia nella voga di coppia che nella voga di punta possiamo comunque individuare otto aspetti che, pur con lievi adattamenti, sono comuni e svilupparne una loro analisi:

  1. Contenimento delle forze negative in attacco
  2. Posizione dei lombi durante le varie fasi del ciclo di voga
  3. Utilizzo progressivo dei distretti muscolari durante la passata
  4. Posizione del corpo in finale
  5. Coordinazione progressiva delle porzioni corporee in ripresa
  6. Ritmo e fluidità del ciclo di voga
  7. Scelta corretta dei rapporti di leva
  8. Impugnatura dei remi

CONTENIMENTO DELLE FORZE NEGATIVE IN ATTACCO

  • Le imbarcazioni a remi sono mosse da una forza propulsiva discontinua for nita dal movimento alternato dei remi (fase in acqua -> passata e fase aerea -> ripresa).
  • Il canottiere si muove su di “un grande attrezzo” (la barca), manovrando un “piccolo attrezzo” (il remo), spostandosi su un elemento inquieto e idrodinamicamente complesso.
  • Nel suo movimento il canottiere origina forze positive (che permettono l’a­vanzamento della barca) e negative (che l’ostacolano).
  • La pedaliera rappresenta l’unico collegamento fisso con la barca, ed è pro prio sulla pedaliera che si scarica, al termine della ripresa, la forza negativa con traria al movimento della barca, generata dal movimento del carrello (MASSA+MOVIMENTO = FORZA).
  • Per limitare l’influenza della forza negativa è opportuno effettuare la ripresa con movimento uniforme e concluderla con una entrata rapida ed immediata presa d’acqua con la pala.

POSIZIONE DEI LOMBI DURANTE LE VARIE FASI DEL CICLO DI VOGA

Una corretta esecuzione del ciclo di voga richiede, tra l’altro, di mantenere una posizione eretta del busto per mezzo di un’adeguata tensione muscolare della fascia lombare.

La corretta posizione dei lombi può essere favorita, o al contrario resa difficile, da alcuni fattori:

  1. idoneo appoggio sul carrello, con gli ischi ben alloggiati nelle svasature;
  2. corretta impostazione del posto barca; (ad esempio un’altezza degli scalmi troppo bassa impedirà al vogatore di tenere i lombi nella posizione corretta e farà assumere una posizione di cifosi lombare nel tentativo di abbassare l’altezza del busto).
  • Anche la fatica dell’allenamento e la conseguente stanchezza può portare l’a tleta, che non ha un’adeguata preparazione della muscolatura lombare, ad assu mere, e se prolungato nel tempo fissare, un atteggiamento posturale sbagliato.
  • In questo caso è preferibile inserire una pausa nel lavoro.
  • Particolarmente importante è correggere, durante l’esercitazione a terra, l’at­teggiamento di iperlordosi soprattutto durante gli esercizi di potenziamento degli addominali.
  • È interessante notare che l’intervento più importante per correggere un’e ventuale iperlordosi è il potenziamento dei muscoli addominali e che proprio una non corretta esecuzione può esercitare eccessivamente gli ileopsoas con conse guente accentuazione della lordosi

UTILIZZO PROGRESSIVO DEI DISTRETTI MUSCOLARI

  • L’entrata: il momento di massima instabilità  della barca. Braccia distese, schiena “preparata” (portata leggermente in avanti rispetto alla verticale della barca), gambe piegate in massima compressione con le tibie verticali, pale impalate, unico movimento da fare: alzare i pugni per immergere il cucchiaio della pala. Importantissimo riuscire ad “appoggiare” la pala in acqua nel momento di massima compressione delle gambe per riuscire ad avere subito la pala in pressione, sfruttare al meglio la spinta iniziale delle gambe e consentire una rapida accelerazione della barca.
  • La spinta di gambe: il momento di massima accelerazione della palata. Le gambe si distendono subito dopo l’entrata, la schiena rimane “preparata” e le braccia distese, fungendo da collegamento tra gambe e remo. Durante l’esecuzione di questo movimento bisogna avere la sensazione di rimanere “appesi” alla pala.
  • Il “retroposizionamento” del busto avviene una volta terminata la spinta di gambe, portando la schiena verso prua oltre la verticale mantenendo le braccia distese.
  • Il movimento di chiusura delle braccia segue il retroposizionamento del busto. Risulta vantaggioso ai fini dell’economicità del movimento non alzare le spalle evitando così di utilizzare i muscoli antagonisti a quelli propri del finale, ovvero: grandorsale,  pettorale e deltoide.
  • Subito dopo la chiusura di braccia del finale si conclude la passata con due movimenti: l’abbassamento dei pugni, con conseguente uscita delle pale dall’acqua, e l’allontanamento degli stessi dal corpo.
  • Quest’ultimo movimento, chiamato più comunemente “via di mani”, viene solitamente accompagnato dalla spalatura delle pale (vedi riquadro sotto).    Questa a lato e’ la posizione in cui ci si trova finita la palata, nel momento di massima velocità della barca, e di massimo rilassamento. Qui comincia la fase di ripresa. Per permettere alla barca di non avere un decadimento rapido di velocità il “via di mani” va effettuato molto rapidamente per poi rallentare progressivamente il resto del movimento.
  • Il secondo passaggio della ripresa consiste nel preparare il busto per la successiva palata, ovvero riportarlo leggermente verso poppa restando bene alti con la schiena, con le spalle rilassate e con la testa diritta.
  • Finita la preparazione del busto, si blocca l’articolazione coxo-femorale e s’incomincia a muovere verso poppa il carrello, impalando le pale non appena si oltrepassa il puntapiedi.
  • Raggiunta la massima compressione delle gambe ci ritroviamo ad entrare, con il movimento precedentemente visto, ed a cominciare una nuova palata

POSIZIONE DEL CORPO IN FINALE 
È importante mantenere sempre il peso del busto dietro ai remi, assicuran dosi che sia trasmesso direttamente sulle pale, per ottenere un effetto massimo nel finale della palata. Il tronco va quindi leggermente disteso indietro ol tre la verticale, spalle e busto devono rimanere naturalmente rilassati mentre i gomiti sono tirati indietro ed allargati in modo da formare un angolo retto tra avambraccio e leva interna del remo, con il polso in linea con l’impugnatura.

COORDINAZIONE PROGRESSIVA DEI SEGMENTI CORPOREI IN RIPRESA

  • Rappresenta, all’interno del ciclo di voga, la fase complementare alla passata. Dopo l’estrazione le mani si allontanano dal corpo più o mero con la stessa velocità con cui hanno concluso la palata, gli arti superiori si distendono trascinando il busto in avanti raggiungendo la posizione di attacco.
  • Il carrello inizia la sua corsa dopo che le mani hanno superato le ginoc chia.
  • Quando le mani sono sopra la pedaliera, i polsi iniziano a girare per preparare le pale per l’entrata in acqua.
  • Tutto il movimento di ripresa deve essere condotto con fluidità mantenendo il corpo rilassato per consentire una, se pur breve, fase di recupero.

RITMO E FLUIDITÀ DEL CICLO DI VOGA

  • Il ciclo di voga deve essere costituito da varie fasi, continue e collegate tra loro, in maniera tale da costituire un movimento senza soluzione di continuità tra ripresa e passata.
  • L’ingresso della pala in acqua, (inizio della passata) deve rappresentare la fase conclusiva della ripresa e deve avvenire sempre nel momento di inversione della corsa del carrello che coincide con l’inizio della spinta degli arti inferiori.
  • Un’applicazione controllata delle forze durante la passata, una ripresa effettuata con leggerezza sul carrello, sono le premesse per un ciclo di voga fluido e per un corretto scorrimento dell’imbarcazione.

SCELTA CORRETTA DEI RAPPORTI DI LEVA

  • La scelta corretta dei rapporti di leva costituisce uno dei punti su cui concentrare la propria attenzione per consentire una corretta esecuzione del gesto tecnico.
  • Una leva inadeguata può infatti costringere il rematore ad accorciare la vo gata per mancanza di forza, con una conseguente escursione articolare ridotta dovuta alla leva pesante.
  • Il principio a cui si deve attenere un allenatore è di permettere all’atleta, con­siderando la sua forza resistente, la massima espressione articolare.
  • In caso di atleti giovanissimi dotati di misure antropometriche fuori norma, considerando che il miniskiff è costruito per bambini e quindi non è possibile im­postare correttamente il posto voga, è necessario passare all’utilizzo di un singolo.
  • Si deve sempre tenere presente che, per permettere una corretta posizione e la conseguente corretta applicazione della tecnica di voga richiesta, si deve considerare prioritariamente la possibilità di adattare l’imbarcazione alle misure antropometriche del giovane piuttosto che la difficoltà di spostarne il peso.

IMPUGNATURA DEL REMO

È il solo punto, degli otto elencati, che presenta differenze a seconda del ti po di voga (coppia o punta).

Una corretta impugnatura dei remo consente di guidare tutto il movimento della passata in acqua e della ripresa in modo economico e tecnicamente efficace.

IMPUGNATURA DEL REMO     Voga di coppia

  • Entrambe le mani impugnano i remi all’estremità, deve i pol lici premono garantendo una leggera pressione per l’aderenza dei collari contro la scalmiera. Con le pale verticali in acqua, avambracci e palmi delle mani devono essere in linea sullo stesso piano con un angolo quindi di 180°. L’impugnatura deve essere tale da permettere, durante la passata, la miglior percezione pos sibile dell’effetto dell’acqua sulla pala. Per questo è importante che il manico del remo non sia avvolto con il palmo della mano e strizzato. Per garantire l’impu gnatura migliore assicurarsi che, con la pala verticale, tra l’estremità del remo ed il pollice ci sia uno spazio vuoto sufficiente per una matita. In tal modo si otterrà, durante la spalatura, un angolo di circa 45° tra avambraccio e palmo della mano.
  • In Italia è ormai consolidato vogare di coppia con la mano destra che passa sotto la sinistra nei momenti di incrocio in ripresa e passata. E importante, ai fini della direzione. che durante gli incroci le due mani siano perpendicolari con la si nistra sulla destra.

IMPUGNATURA DEL REMO     Voga di punta

  • La particolarità dell’uso di un solo remo conduce ad impo stare un’imbarcazione con gli atleti che remano sul lato destro e sul lato sinistro.
  • Per convenzione, mentre nella voga di coppia sì indicano i remi con la dizio ne destro e sinistro a seconda della loro posizione rispetto al vogatore, nella vo ga di punta il remo a destra viene indicato con il termine dispari ed il sinistro con il termine pari. È bene ruotare gli atleti in posizione pari e dispari per condurlo ad un più agevole apprendimento della tecnica. Solo in fasi avanzate si potrà proce dere all’assegnazione di un “ruolo”.
  • Le mani impugnano il remo a circa due pugni di distanza una dall’altra ed in modo che i pollici vengano a trovarsi sotto l’impugnatura: le mani non devono av volgere il remo con il palmo. La mano esterna impugna l’estremità dell’impugna tura.
  • È prevalentemente la mano interna che controlla in continuazione il sicuro contatto dell’anello di arresto (collare) contro lo scalmo. La rotazione della pala viene effettuata solo dalla mano interna, mentre l’impugnatura scivola in lieve contatto dentro la mano esterna, che è rilassata.

ESERCIZI TECNICI DI AVVIAMENTO ALLA VOGA DI COPPIA

L’imbarco
Mettere la barca in acqua e disporla accostata al pontone con i remi nelle scal­miere e pale orizzontali appoggiate una sull’acqua ed una sul pontone; assicu­rarsi della buona chiusura dello scalmo lato terra; accostarsi all’imbarcazione con il viso rivolto alla poppa in modo da averla di fianco; afferrare saldamente e impugnature dei remi con la mano esterna.

Appoggiare l’altra mano sul fianco dell’imbarcazione in prossimità del termine del braccio porta scalmo più vicino alle impugnature. in modo da far presa su di esso; avendo avuto cura di sistemare il carrello a mezza lunghezza delle guide, appoggiare il piede esterno sull’apposito spazio situato tra le guide nella loro parte poppiera.

Trasferire il peso del corpo. che finora gravava sulla gamba che era rimasta sul pontone, su quella che è in appoggio sulla barca, eseguire il tutto in modo tale che il piede rimasto sul pontone si sollevi gradualmente: se l’allievo è forte con gli arti interiori, sistemare direttamente il piede lato terra nella pedaliera, indi flettere l’altra gamba e sedersi sul carrello.

Se un allievo non è ben forte con gli arti inferiori, sistemare il piede, lato terra, a fianco a quello già in appoggio sulla barca. indi, sfruttando le due gambe sedersi sul carrello: sistemare ambedue i piedi nella pedaliera.

Passare l’impugnatura simultanea dei due remi dalla mano lato acqua a quella lato terra, in modo da avere la possibilità di protendere in fuori la prima, senza troppo danno per l’equilibrio dell’imbarcazione, e chiudere l’archetto dello scalmo lato acqua.

Impugnare ora i due remi singolar mente.

Lo sbarco
Eseguita la manovra di accostamento al pontone, si ripetono in ordine inverso le operazioni prima descritte per l’im barco.

Liberare l’archetto dello scalmo lato acqua, disporre le mani una sulle impu­gnature dei remi e l’altra sul bordo della barca in corrispondenza del pozzetto, flettere la gamba, o le gambe, in mo do da portare il piede sul suo appoggio tra le guide.

Mettere a terra anche l’altro piede e, mollata la presa sul bordo della barca, rialzarsi tirando a terra l’impugnatura del remo lato acqua.

Sollevarsi in piedi, mettere a terra il piede del lato interno, spostare il peso della barca a terra senza brusche manovre.