Il gioco, un momento psicopedagogico fondamentale

L’uomo gioca tutta la vita.

Nel fanciullo il gioco assume un ruolo determinan­te nella formazione globale della propria personalità.

Il bambino che ha giocato in piena libertà senza imposizioni o frustrazioni, sarà un adulto psicologicamente sano ed equilibrato.

Nel gioco il fanciullo proietta e vive le proprie realtà esistenziali senza ansia né angoscia.

gioco bambini

 Nel gioco si mescolano elementi di emozione e gioia anche in rela­zione al superamento degli ostacoli e delle situazioni che vengono a crearsi. Si realizza la propria personalità smitizzando gli avvenimenti le cose e le persone per riportare il tutto sotto il proprio controllo emotivo.

Con il termine di gioco possiamo anche comprendere l’attività motoria pre-sportiva e sportiva in quanto comprensiva di regolamentazione e di espressioni ludiche finalizzate, innestate su precedenti vissuti affettivi e cognitivi, in una proie­zione di nuove esplorazioni e conoscenze.

II gioco si caratterizza per:

  • contenere elementi di incertezza
  • rendere tutti partecipi alla comune attività del gruppo grazie a normative co­muni facilmente modificabili su decisione collettiva. Le eventuali difficoltà ven­gono superate dal singolo insieme a tutti i compagni
  • rendere possibile la realizzazione dei propri bisogni psicologici grazie alla pos­sibilità di poter costruire simbolicamente una propria realtà fittizia e di poterla anche modificare.

Il gioco è quindi un mondo fantastico e reale nello stesso tempo.

Un linguag­gio di comunicazione ed apprendimento sociale. Una attività biologica primaria uti­le a mantenere l’equilibrio neurodinamico grazie alla liberazione del “surplus ener­getico” tipico dell’età evolutiva.

Con il gioco si realizzano anche quelle condizioni neuromotorie che, grazie alle molteplici esperienze del bambino, permettono diverse modalità esecutive nella coordinazione, precisione, funzionalità ed efficienza del movimento.

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